Pubblicazioni
In questa pagina sono elencati gli articoli che sono stati prodotti nell’ambito del progetto CLEAR e pubblicati nella Special Publications 2026 di Diritto & Questioni Pubbliche “Rule of Law: in Books, in Minds”.
Rule of Law: Hierarchy of Norms in Legal Reasoning
Cristina Redondo
Questo articolo propone una ricostruzione concettuale dello stato di diritto come ideale politico-istituzionale e normativo. Adottando un punto di vista interno di tipo epistemico, esso chiarisce i presupposti metodologici che sottendono tale operazione ricostruttiva. Sulla base di una concezione minimalista in larga misura allineata all’impostazione di Joseph Raz, l’articolo sostiene che uno stato di diritto presenta necessariamente due caratteristiche strutturali. In primo luogo, deve essere uno stato costituzionale, che incorpori un sottosistema di norme rigide e gerarchicamente superiori, le quali fungono da criteri di validità per le norme giuridiche ordinarie. In secondo luogo, deve riconoscere una gerarchia interna tra le norme costituzionali, in virtù della quale i principi che costituiscono lo stato di diritto godono di una supremazia gerarchica anche rispetto ad altre norme costituzionali rigide. Questa duplice gerarchia ha implicazioni rilevanti per il ragionamento giuridico: essa esclude il ricorso al bilanciamento nei conflitti che coinvolgono i principi dello stato di diritto e richiede la loro prevalenza incondizionata, senza che ciò comporti l’invalidità delle norme costituzionali concorrenti. L’articolo si conclude delineando le implicazioni di questa ricostruzione per i concetti di gerarchia, validità e identità dello stato di diritto.
Two Models of the Rule of Law.
Aldo Schiavello
Tutte le concezioni dello Stato di diritto (RoL) possono essere ricondotte a due modelli. Il primo modello enfatizza caratteristiche formali che limitano il potere arbitrario dei governanti. Secondo questo modello, il RoL è insieme uno strumento di organizzazione del potere e di tutela di coloro che vi sono sottoposti. Il secondo modello considera il diritto positivo come il risultato del bilanciamento di due elementi, risalenti alla tradizione medievale: gubernaculum e jurisdictio. Il gubernaculum, espressione del potere sovrano, trova un limite insormontabile nella pratica giuridica, i cui principi esprimono una vera “ragione giuridica”. I giudici e i giuristi sono i massimi sacerdoti di questa ragione giuridica. Questo saggio individua i pro e i contro di entrambi i modelli e tenta di dimostrare che si tratta di alternative incompatibili.
On the Relations between the Rule of Law and Democracy
Riccardo Guastini
Il saggio chiarisce i rapporti tra Stato di diritto, separazione dei poteri e democrazia, nozioni spesso confuse nel discorso pubblico. Dopo aver distinto i diversi significati di “separazione dei poteri”, il paper ricostruisce lo Stato di diritto come assetto istituzionale fondato sulla specializzazione e indipendenza del potere giudiziario e sulla soggezione dell’esecutivo alla legge, che, nello Stato liberale, è integrato dai principi di libertà, uguaglianza e legalità. La democrazia, invece, è intesa come forma di governo fondata su meta-regole che disciplinano la produzione del diritto: l’elezione dell’assemblea legislativa a suffragio universale, il sistema proporzionale e la decisione a maggioranza. Il saggio mostra che non vi è una connessione concettuale necessaria tra democrazia e Stato di diritto: lo Stato di diritto ottocentesco non era intrinsecamente democratico, mentre lo Stato costituzionale novecentesco, con rigidità costituzionale e controllo di costituzionalità, introduce istituzioni contro-maggioritarie che limitano il principio democratico. Ne risulta una ricostruzione analitica che separa nettamente i tre concetti e ne ridefinisce i rapporti in termini strutturali.
Soft Law, Justiciability, and the Rule of Law
Chiara Valentini
La giustiziabilità del soft law risponde ad una esigenza fondamentale dello stato di diritto, in termini di “articulated governance” (Waldron 2013): occorre incanalare, esporre e controllare l’impatto normativo del potere articolando il suo esercizio in una sequenza che contempli, e differenzi, le fasi in cui esso prende forma – produzione normativa, applicazione, e scrutinio. In questa sequenza, la giurisdizione occupa una posizione centrale, costituendo il cruciale snodo di controllo sull’ impatto normativo del potere in relazione a casi concreti. Anche il soft law, data la sua portata normativa, deve essere “articolato” in questi termini e, quindi, sottoposto a scrutinio giudiziale. Non si tratta di convertirlo in hard law, ma di rendere visibile, e soggetta a pubblico scrutinio, la forza normativa che esso dispiega.
What is the Rule of Law? Toward a Perception-Based Definition of the Rule of Law
Paolo Capriati
Che cos’è il Rule of Law? Per definire il Rule of Law suggerisco di adottare una chiarificazione concettuale basata sull’analisi del linguaggio ordinario. In questo senso, assumerò che “che cosa si intende per Rule of Law” sia equivalente a “che cosa è il Rule of Law”. Per mettere alla prova gli usi di questa espressione, mi rivolgerò all’analisi degli indicatori internazionali del Rule of Law. Questa scelta dipende dal fatto che la loro misurazione del Rule of Law è basata sulle opinioni. Dopo aver presentato le definizioni classiche del Rule of Law, mi occuperò di descrivere il funzionamento dei diversi indicatori del Rule of Law che prenderò in esame. Dall’analisi di tali indicatori emerge come i risultati delle loro misurazioni siano pressoché identici. La convergenza dei risultati suggerisce un’ipotesi: i diversi indicatori del Rule of Law rimandano, in ultima analisi, allo stesso concetto sottostante. Il nucleo comune dei vari indici suggerisce che ciò che gli indicatori del Rule of Law misurano è la percezione dell’imparzialità del governo. In questo senso, dall’analisi dei Rule of Law indicators emerge che il Rule of Law consiste di due elementi: (a) l’aspettativa che vi sia un governo; (b) che esso agisca in modo imparziale.
On the Origins of the Difficulties Faced by Constitutional Democracies (with an Appendix on Democracy, Constitutionalism, Rechtsstaat, Rule of law. Some Historical-conceptual Aspects).
Giorgio Bongiovanni
Le difficoltà delle democrazie occidentali sono uno dei temi più discussi nella riflessione giuridico-politica contemporanea. Il testo cerca di individuare le origini di queste difficoltà individuando due aspetti principali: la perdita dell’equilibrio tra gli elementi costitutivi delle democrazie costituzionali (sovranità e limiti alla sovranità, libertà e solidarietà) e l’impatto della globalizzazione sui sistemi politici nazionali. L’analisi di questi due aspetti, preceduta da una disamina di alcune delle principali trasformazioni politiche, sociali e giuridiche, mette in luce, da un lato, il progressivo distacco delle scelte politiche dagli obiettivi costituzionali e, dall’altro lato, la drastica riduzione degli ambiti decisionali e dei compiti degli Stati e il fortissimo aumento dei vincoli, economici, finanziari, giuridici, sulle decisioni residue. L’attuale processo di deglobalizzazione non sembra condurre a un maggiore spazio decisionale e di intervento per le democrazie nazionali. Nell’appendice vengono confrontati, sulla base dell’analisi di R. Bin, il modello tedesco/europeo del Rechtsstaat e quello anglosassone della rule of law al fine di mostrare che il primo ha alla sua origine un’attenzione per gli aspetti sociali che manca al secondo.
How not to be Populist. Anti-hegemonic Individualism and the Crisis of Democracy and of the Rule of Law
Marco Mazzone
L’individualismo (il “narcisismo” di Christopher Lasch, l’“anomia” di Émile Durkheim) – ossia la tendenza degli individui a ritrarsi entro i confini del sé perseguendo valori e fini egoistici, in luogo di quelli condivisi – è stato indicato come una delle cause della crisi della democrazia. In questo articolo sostengo innanzitutto la necessità di specificare e differenziare tale categoria. Una cosa è che coloro che sono sottoposti alle attuali forme di governance sociale non aderiscano a valori condivisi; altra cosa è che i gruppi che vi partecipano si ritaglino privilegi per sé. Mi concentrerò pertanto sul primo tipo, che chiamo “individualismo dei subordinati”, chiedendomi se il populismo sia l’unica possibile risposta politica. In questo senso, esaminerò la difesa del populismo in On Populist Reason di Laclau, mettendone in luce alcuni problemi esterni e interni. Infine, suggerirò una possibile alternativa, seguendo il modello proposto in The Narrow Corridor di Acemoglu e Robinson.
The Rule of Law and Its Enemies
Pierluigi Chiassoni
Il saggio intende offrire una rassegna elementare sullo Stato di diritto e sulle forme di organizzazione giuridico-politica che ne rappresentano i nemici. Il lavoro si articola in due parti. La prima parte presenta il profilo di una teoria dello Stato di diritto costruita su un modello archetipico e comprendente cinque varietà disposte lungo una scala di progressiva rule-of-lawness: quasi-minimo, minimo, -più-che-minimo, quasi-massimo e massimo Stato di diritto. La seconda parte sviluppa il profilo di una teoria dei nemici del massimo Stato di diritto. L’analisi procede, in via esplorativa, in tre passaggi. In primo luogo, individua quattro varietà idealtipiche di governo autocratico: autocrazia pienamente legalistica, autocrazia prima facie legalistica, autocrazia legalistica discrezionale e autocrazia pienamente decisionista. In secondo luogo, esamina la teoria di Bovero sulle autocrazie elettive quali (quasi) istanze di autocrazie pienamente legalistiche. In terzo e ultimo luogo, mette in luce le principali caratteristiche della dittatura delle Big Tech.
Between Dissensus and Dispute: Variations in the Rule of Law Discourse
Victoria Kristan
Questo articolo propone un quadro concettuale per distinguere tra due forme di disaccordo sul Rule of Law: il dissenso e la disputa. Il dissenso riguarda le variazioni nell’interpretazione o nell’applicazione del Rule of Law, che tuttavia continuano a preservare la sua coerenza interna e la sua struttura normativa. La disputa, invece, indica una rottura concettuale più profonda: principi fondamentali come l’indipendenza giudiziaria o il controllo del potere arbitrario vengono deliberatamente compromessi, generando quella che l’articolo definisce una disfunzione dell’unità organica. Partendo dalla nozione di Moreso del Rule of Law come parte di un sistema costituzionale organico, l’articolo ne restringe la portata per concentrarsi sulla coerenza interna del Rule of Law in quanto tale. Attraverso esempi tratti dall’Unione Europea, dall’Ungheria e dalla Russia, si mostra come il discorso giuridico e le pratiche istituzionali rivelino modalità divergenti di interazione con il Rule of Law nei diversi regimi politici. In alcuni casi emerge un dissenso, in altri si assiste a una ridefinizione strategica del concetto, volta a legittimare forme di governo non democratiche. La distinzione tra dissenso e disputa si propone quindi come uno strumento analitico per valutare quando la variazione giuridica rappresenta una legittima diversità interpretativa e quando invece segnala un cedimento radicale della funzione normativa del Rule of Law.
From the Rule of Men to the Rule of Law and Back Again: Some Skeptical Insights about the Temptation of Judge-Made Social Justice
Alberto Puppo
Per non lasciarsi travolgere in dibattiti dominati da emozioni e da intuizioni morali “all’ingrosso”, è consigliabile fare un passo indietro per rivisitare il concetto di stato di diritto e le sue origini ideologiche e storiche. Questa indagine, ripercorrendo le riflessioni di Harold Laski, Franz Neumann ed E.P. Thompson, porta alla luce una posizione apparentemente paradossale. La difesa da parte di certi marxisti delle virtù formali dello stato di diritto è comprensibile nella misura in cui l’uguaglianza davanti alla legge risulta essere un male minore. L’alternativa, infatti, è un universo dominato da ideali di giustizia sociale la cui realizzazione dipende da dinamiche di mercato e dalla soggettività giudiziale, rischiando così di rafforzare le strutture di potere esistenti.
The “Psychology” of Rechtsstaat: from a Sharp XIX-Century Distinction from Authoritarianism to the Collapse of One into the Other during Weimar Republic
Giovanni Bisogni
Questo articolo propone un quadro concettuale per distinguere tra due forme di disaccordo sul Rule of Law: il dissenso e la disputa. Il dissenso riguarda le variazioni nell’interpretazione o nell’applicazione del Rule of Law, che tuttavia continuano a preservare la sua coerenza interna e la sua struttura normativa. La disputa, invece, indica una rottura concettuale più profonda: principi fondamentali come l’indipendenza giudiziaria o il controllo del potere arbitrario vengono deliberatamente compromessi, generando quella che l’articolo definisce una disfunzione dell’unità organica. Partendo dalla nozione di Moreso del Rule of Law come parte di un sistema costituzionale organico, l’articolo ne restringe la portata per concentrarsi sulla coerenza interna del Rule of Law in quanto tale. Attraverso esempi tratti dall’Unione Europea, dall’Ungheria e dalla Russia, si mostra come il discorso giuridico e le pratiche istituzionali rivelino modalità divergenti di interazione con il Rule of Law nei diversi regimi politici. In alcuni casi emerge un dissenso, in altri si assiste a una ridefinizione strategica del concetto, volta a legittimare forme di governo non democratiche. La distinzione tra dissenso e disputa si propone quindi come uno strumento analitico per valutare quando la variazione giuridica rappresenta una legittima diversità interpretativa e quando invece segnala un cedimento radicale della funzione normativa del Rule of Law.
Are there populist constitutional heuristics? Some tentative answers, and their implications for a research project.
Leonardo Pierdominici
Questo articolo si inserisce nell’agenda di ricerca del progetto CLEAR interrogandosi se i movimenti populisti e sovranisti contemporanei articolino un autentico modello alternativo di costituzionalismo e di stato di diritto. Si sostiene che il discorso costituzionale populista non produca nuove categorie concettuali, ma proponga piuttosto una contro-narrazione costituzionale fondata sulla reinterpretazione strumentale di concetti costituzionali consolidati. Attraverso un’analisi costituzionale comparata e facendo riferimento alle teorie del legalismo autocratico e del constitutional borrowing abusivo, l’articolo mostra come nozioni quali sovranità, democrazia e governo della maggioranza vengano strategicamente semplificate e svuotate del loro contenuto normativo. In questa prospettiva, il populismo sfrutta la complessità cognitiva e normativa dello stato di diritto messa in luce da CLEAR non per sostituirlo, ma per assoggettarlo a logiche decisioniste. L’articolo conclude che il compito analitico centrale non consiste nella ricerca di una teoria costituzionale populista autonoma, bensì nel mettere a confronto la densità normativa dello stato di diritto con le sue distorsioni populiste.
The Cognitive Load of an Internal Point of View over the Rule of Law
Corrado Roversi, Marco Brigaglia, Andrej Kristan, Luisa Lugli, Natalia Scavuzzo, Arianna Rossi, Fabio Ruwett, Glenn De Muynck
Lo Stato di diritto è sempre più messo in discussione da modelli di governo populisti che offrono soluzioni semplici e dirette, non vincolate da regole. Il progetto CLEAR indaga questo fenomeno attraverso le lenti della filosofia del diritto e della psicologia cognitiva, avanzando l’ipotesi che lo Stato di diritto comporti un carico cognitivo più elevato rispetto alla sua principale alternativa, che definiamo Autoritarismo populista. I risultati sperimentali confermano che i non esperti percepiscono i concetti dello Stato di diritto come più astratti e più difficili da elaborare, mentre la formazione giuridica riduce significativamente questo onere cognitivo. Per rendere questi valori più accessibili, il progetto ha sviluppato linee guida di legal design fondate su dati empirici e ha realizzato un video animato rivolto agli studenti di liceo, nel quale, attraverso l’uso dello storytelling in un contesto scolastico familiare, il concetto di Stato di diritto viene veicolato tramite un’esperienza concreta, contestualizzata ed emotivamente coinvolgente.
Legal Certainty, the Private Sector, and Empirical Studies: A Preliminary Approach
Jordi Ferrer Beltrán, Carolina Fernández Blanco, Víctor García Yzaguirre, Natalia Scavuzzo
Questo articolo riconsidera il concetto di certezza del diritto così come è attualmente affrontato nella cultura giuridica continentale contemporanea. Propone una prospettiva più ampia che collega la certezza del diritto allo sviluppo umano e la inquadra come un ideale normativo complesso, sostenuto non solo dallo Stato ma anche mediante il coinvolgimento attivo di attori privati e di individui chiave. La discussione include il caso esemplificativo della soft law privata, che mostra come la certezza del diritto venga plasmata a più livelli della pratica sociale e istituzionale. Affrontando queste dimensioni, il contributo evidenzia la crescente rilevanza degli studi empirici – in particolare quelli che esplorano come i concetti giuridici siano compresi ed elaborati dai cittadini – come strumenti preziosi per approfondire la nostra comprensione del funzionamento della certezza del diritto nei contesti reali e di come essa possa essere promossa in modo efficiente.
On the Psychological Basis of the Rule of Law. From Beccaria to Institutional Experimentalism.
Marco Segatti
Questo articolo (in via provvisoria) discute ciò che definisce le basi psicologiche dello Stato di diritto. A tal fine, inizia con un’analisi degli argomenti influenti di Beccaria all’inizio di Dei delitti e delle pene sul perché una sovranità legittima richieda la separazione dei poteri. Quindi propone una concezione alternativa della legittimità politica, che chiama Sperimentalismo istituzionale, e che incorpora sia le intuizioni centrali di Beccaria sia tre critiche classiche ad alcuni dettagli chiave del suo progetto complessivo.
Democracy and the Rule of Law: Rethinking Epistemic Accessibility.
Francesco Rizzi Brignoli
Questo articolo analizza lo stato di diritto come un caso di disuguaglianza epistemica, concentrandosi sul divario crescente tra esperti giuridici e cittadini comuni. Sostiene che tale asimmetria epistemica non sia soltanto un problema pratico, ma sia teoricamente incorporata nel concetto stesso e nel funzionamento dello stato di diritto, influenzando i dibattiti contemporanei e sollevando interrogativi critici sulla sua legittimità democratica. Riprendendo la distinzione tra concezioni formali e sostanziali, il rischio di un governo tecnocratico e il carattere controverso del concetto, il contributo propone una rivisitazione epistemica dello stato di diritto. Esso sottolinea la necessità di un accesso epistemico più ampio alla conoscenza giuridica come condizione per una partecipazione democratica effettiva.
The Authority of Law and Indirect Theories of Decision-Making
Giuseppe Rocchè
Questo articolo analizza le “teorie indirette della decisione”, ossia quelle teorie che prescrivono all’agente di utilizzare una procedura decisionale sub-ottimale, sul presupposto che nel lungo periodo seguire la procedura sub-ottimale sia il miglior modo di raggiungere gli obbiettivi che sono fissati dalla teoria. L’idea di teoria indiretta assume rilievo centrale in due riflessioni filosofiche lontane tra
loro. La prima è la teoria dell’autorità come servizio di Raz – incentrata sull’idea di ragioni escludenti –, mentre la seconda è rappresentata dall’analisi della teoria dell’interesse personale e del consequenzialismo sviluppata da Parfit. Un raffronto tra queste due riflessioni è utile in quanto fa affiorare due tipi di teorie indirette: da un lato, le teorie indirette che prescrivono di sostituire un metodo di decisione contro-intuitivo con uno intuitivo, e che, inoltre, “cancellano” il carattere sub-ottimale della procedura decisionale prescritta; dall’altro lato, le teorie indiretta che prescrivono l’adozione di un
metodo di decisione che è esso stesso contro-intuitivo, e non ne nascondono il carattere sub-ottimale. Si sostiene che l’obbedienza all’autorità e il modello di decisione sottoposto a regole sono parte di
una teoria indiretta di questo secondo tipo, e che questa loro caratteristica può aiutare a spiegare la
resistenza psicologica che le persone possono avere nel comprendere l’ideale dello Stato di Diritto e
battersi per esso.
Social Perceptions of Judges and the Rule of Law: A Protocol for Designing Judicial Vignettes
Claudio Agüero San Juan, Paula Morgado Fernández, Juan Pablo Zambrano Tiznado
Questo articolo propone un protocollo di tipo tutoriale per progettare e testare studi basati su vignette nella filosofia sperimentale del diritto, applicato alle valutazioni dei non addetti ai lavori sul processo decisionale giudiziario secondo una concezione minimale e rigorosamente formale dello Stato di diritto. L’ipotesi guida è che le valutazioni pubbliche dei giudici dipendono più dalla valenza morale degli esiti che dalle virtù tecnico-giuridiche della giustificazione, sebbene ragioni esplicite e pubblicamente condivisibili possano attenuare i costi reputazionali delle decisioni impopolari. La Parte I sistematizza le fasi metodologiche per costruire “testoidi” da materiali giudiziari reali e controllare le principali minacce alla validità. La Parte II traduce i requisiti ispirati a Raz e Fuller in indizi operativi di legalità e non arbitrarietà. L’articolo si conclude con un Decalogo di criteri replicabili per la ricerca comparativa sulla legittimità giudiziaria.
Governing by Nudging: A Critical Inquiry into Liberty and Equality
Pierfrancesco Bresciani, Silvia Zullo
L’articolo combina la prospettiva etico-giusfilosofica a quella costituzionalistica per offrire un contributo alla definizione di un framework di valutazione della legalità dei nudge negli Stati costituzionali contemporanei. A tal fine, la prima parte ricostruisce l’ampio dibattito etico sul nudging, chiarendo i termini in cui la riflessione morale e filosofico-giuridica lo ha generalmente criticato. Particolare attenzione è dedicata alle diverse concezioni di autonomia presenti nella letteratura e allo specifico statuto normativo dei nudge informativi. La seconda parte esplora quali problemi etici possano essere riconfigurati come questioni costituzionali. Gli autori sostengono anzitutto che i nudge operanti in aree protette da diritti – in cui sono state positivizzate concezioni forti di autonomia – dovrebbero essere trattati come interferenze che richiedono una giustificazione costituzionale. In questo contesto, inoltre, anche dottrine consolidate, come il test di proporzionalità, dovrebbero essere ristrutturate per tenere conto della specifica natura del nudging. Infine, dato che i nudge tendono ad avere una efficacia in concreto disuguale a seconda delle condizioni personali dei destinatari, è avanzata l’idea, finora poco esplorata in letteratura, che alcuni limiti costituzionali più generali al nudging possano essere derivati dal principio di eguaglianza.
